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La Brughiera

 

La Brughiera

A partire da Bellinzago, e risalendo verso nord fino a Castelletto Ticino, si possono visitare le "baragge" (termine Novarese equivalente a quello lombardo di " brughiere"), che occupano gli alti terreni della parte settentrionale del Parco del Ticino. Esse rappresentano gli ultimi lembi di una vasta landa che ricopriva il grande piano diluviale solcato dalle due Dore, dalla Sesia, dal Ticino e dal'Adda. L'origine delle baragge deriva dalla natura stessa del substrato roccioso. Si tratta di terreni superficiali posti su strati di ghiaie e ciottoli molto permeabili, soggetti ad un rapido ed intenso dilavamento ad opera delle acque meteoriche. L'azione delle piogge ha determinato il trasporto dei carbonati e dei cationi in profondità ed ha conferito al terreno una reazione fortemente acida. L'acidità inorganica ha facilitato anche la dissoluzione superficiale del ferro e del suo deposito in profondità dove ha dato luogo a formazioni concrezionali, note con il nome di ferretto, peraltro ben evidenziabili solo in presenza di lenti argillose.

Caratteristica interessante, che può essere toccata con mano presso le zone di scavo, è la facilità con cui i ciottoli sottoposti alla ferrettizzazione possono essere disgregati, tanto sono divenuti incoerenti nella loro massa, come fossero marci. Questi sassi sono sempre stati ben noti ai contadini che li chiamano con il termine di "sassi morti". Sembra che l'ambiente caratteristico della baraggia, formato principalmente da piante erbacee ed arbustive e da isolati alberi di Querce, Castagni e Betulle, fosse mantenuto tale dall'eccessivo sfruttamento cui veniva sottoposto dall'uomo.

Fino al 1965 erano ancora attivamente praticati il taglio periodico del Brugo e l'asportazione della lettiera di foglie che servivano come strame per gli animali. Gli alberi venivano tagliati ed usati principalmente come legna da ardere. Si raccoglievano le castagne e le ghiande, utilizzate per l'alimentazione umana ed animale, mentre i giovani rami della betulla servivano per la costruzione di artigianali ramazze.

     

Le attuali baragge del Parco hanno una conformazione piuttosto eterogenea, a secondo delle vicende che hanno vissuto. Laddove sono state lasciate a sè stesse hanno evidenziato la tendenza ad evolvere verso la formazione di boschi, avvalorando le tesi secondo la quale l'origine della brughiera sarebbe imputabile alla distruzione dei boschi originari. Mentre le brughiere nordiche, essendo costituite quasi esclusivamente da specie erbacee ed arbustive, presentano un aspetto desolato e monotono, le baragge del Parco del Ticino, ampiamente alberate, forniscono, a seconda delle stagioni, immagini pittoresche, quali le intense macchie gialle dei fiori di Ginestra, il bianco dei tronchi delle Betulle o il rosa lillà dei fiorellini del Brugo.

Ma la baraggia non è solo policromia di colori al variare delle stagioni; essa è natura povera e selvaggia per conoscere la quale deve essere ricercato l'impatto fisico non occasionale. Non sono di certo i pantaloni bagnati dalla rugiada o la faccia tinta di violetto dalle infiorescenze della Molinia l'elemento fondamentale di conoscenza, ma possono rappresentare il primo passo. Le ricerche naturalistiche finora condotte hanno evidenziato l'importanza di questi ambienti aridi dove e` stata accertata la presenza di diverse centinaia di specie di insetti, alcuni dei quali poco noti e rari tra cui è stata segnalata dal Dott. Bielli una piccola popolazione di Lucertola campestre che si contraddistingue per la presenza di una minuta macchia blu alle ascelle e per il ventre bianco candido. Fra gli insetti si notano, specie sui rami di Quercia, le caratteristiche galle dei Cinipidi e i nidi di Processionaria che, simili a batuffoli bianchi, si localizzano sulle cime dei pini. Sui tronchi degli alberi abbattuti o marcescenti, migliaia di fori tradiscono la presenza dei Tarli e degli Scolitidi.

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