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CONCLUSIONI
La situazione storica, relativa alle conoscenze specifiche sull’area
in esame, riporta 46 specie di Lepidotteri di cui 14 citate dalla
bibliografia e le restanti 32 reperite in collezioni private. È
da segnalare che per tre delle specie citate in bibliografia
erano state descritte altrettante entità di rango sottospecifico
con designazione della località tipica nell’ambito
dei confini del Parco.
Esse sono:
Zygaena purpuralis (Brünnich, 1763) var. lombarda Holik,
1914 (Galliate e Cameri)
Melitaea athalia (Rottemburg, 1775) Forma Primaria
divergens Rocci, 1931 (Zona tra il Ponte di Turbigo
ed il confine meridionale del Parco)
Melitaea britomartis (Assmann, 1847) Forma Primaria melathalia
Rocci, 1931 (Zona tra il Ponte di Turbigo ed il confine meridionale
del Parco)
Durante i due anni di ricerche la maggior parte dei siti elencati è risultata
non essere all’altezza delle aspettative, soltanto la
Zona degli Inglesi, Molino Vecchio, Lido Margherita, Bosco
Vedro e
Villa Giulia hanno dato buoni risultati mentre negli altri
abbiamo rinvenuto soltanto specie banali. Al termine dell’indagine
sono state censite 65 specie di Lepidotteri Ropaloceri che, aggiunte
ad altre 10 riportate
nelle
note preliminari, fanno assommare a 75 le specie presenti nel
Parco, il 52% della totalità delle specie conosciute
per la Pianura Padana. La maggior parte delle specie è stata
rinvenuta nella zona detta “Degli Inglesi”, nel Bosco
Vedro ed a Villa Giulia dove l’ambiente risulta ancora in
condizioni passabili anche se è comunque presente un forte
inquinamento da parte di essenze vegetali alloctone (Robinia, Prunus).
Tutti gli altri siti monitorati non hanno dato buoni risultati,
sia per
la forte alterazione ambientale che hanno subito, sia
per l’estrema ristrettezza dell’area ancora parzialmente
in condizioni naturali.
In merito al dettaglio delle specie maggiormente rappresentative
degli ambienti padani si osserva che:
Heteropterus morpheus, Lycaena dispar, Satyrium pruni,
Apatura ilia, Limenitis camilla e Minois dryas sono ben
rappresentate e diffuse nelle tre aree menzionate;
Heteropterus morpheus, Apatura ilia, Limenitis camilla
e Minois dryas sono addirittura infestanti in certi periodi;
Limenitis camilla a Bosco Vedro è la specie
dominante quando è al culmine del periodo di volo.
Non sono state ritrovate le seguenti specie:
Zerynthia polyxena: raccolta a Cameri da Enrico Gallo il
21/IV/1968 e da Paolo Palmi nel 1986. Pianta nutrice del
bruco: Aristolochia
sp.;
Brenthis hecate: raccolta a Cameri l’ultima volta
nel 1976 e conservata in collezione Palmi. Pianta nutrice
del bruco:
Filipendula vulgaris;
Melitaea brithomartis: raccolta l’ultima volta a Cameri
da Enrico Gallo agli inizi degli anni 70 e determinata senza
la dissezione dell’apparato genitale per cui potrebbe
anche essersi trattato di qualche esemplare aberrante di
Melitaea athalia
simile a quelli da noi raccolti al Bosco Vedro e determinati
sicuramente per athalia soltanto dopo la dissezione. Piante
nutrici del bruco: Plantago media, Veronica sp.;
Boloria selene: raccolta a Cameri in data imprecisata
e conservata in collezione Palmi. Piante nutrici del bruco:
Viola canina,
Viola palustris;
Coenonympha oedippus: raccolta a Cameri l’ultima
volta nel 1981 e conservata in collezione Palmi. Piante nutrici
del
bruco: Poa annua, Poa pratensis, Lolium sp., Carex sp..
Queste specie potrebbero essere diventate estremamente rare
od essersi estinte a causa della sempre maggior diminuzione
della
superficie di territorio adatta alla loro sopravvivenza. Infatti
la quasi totalità delle specie di piante nutrici delle
larve è presente, talvolta anche in grande quantità,
ma ciò che deve essere venuto a mancare è il
biotopo favorevole. Riguardo a Zerynthia poyxena , che è molto
facile da trovare anche allo stadio larvale, è stata
rinvenuta l’Aristolochia nella zona di Lido Margherita
ma non è stato
visto il lepidottero. Successive ricerche dei bruchi sulla
pianta nutrice hanno dato risultati negativi. Si potrebbero ottenere
dei miglioramenti all’ambiente
favorevole alla presenza delle specie peculiari alla Pianura
Padana effettuando
la bonifica dei terreni infestati dalle piante alloctone ed
acquisendo alcune zone prative da lasciare ad incolto gestito
(curando che
non crescano piante alloctone e che non prenda sopravvento
il bosco) nell’ambito e sul limite delle tre zone più ben
conservate. Una volta effettuata la bonifica potrebbe essere possibile
il tentativo di reintroduzione di alcune specie quali Zerynthia
polyxena, Brenthis hecate, Coenonymha oedippus, Melitaea
britomartis e Boloria selene.
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