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I LEPIDOTTERI ROPALOCERI (farfalle diurne) DEL PARCO PIEMONTESE VALLE DEL TICINO

 
     

Farfalle: Papilio Machaon

 

Farfalle:

INTRODUZIONE E DATI STORICI

L’area attualmente occupata dal Parco Piemontese Valle del Ticino non è mai stata interessata da studi sistematici sui Lepidotteri ropaloceri (farfalle diurne). Soltanto la zona compresa tra Cameri e Galliate è stata oggetto di qualche indagine a supporto di quelle ben più estese ed approfondite condotte sulla sponda lombarda che ha anche dato, seppur marginalmente, origine a lavori scientifici. (Holik, Rocci).

Riportiamo di seguito tutti i dati attualmente in nostro possesso provenienti, sia dalla bibliografia, sia dal materiale conservato nelle collezioni secondo il seguente schema:

  • SPECIE: nome della specie - (autore, anno di pubblicazione) - numero Checklist
  • LOCALITÀ DI RACCOLTA: Località elencate da Nord a Sud e da Ovest ad Est con eventuale data di raccolta o di osservazione. Alla località seguono tra parentesi il nome dell'autore con l'anno di pubblicazione del lavoro o la collezione presso cui è conservato il materiale. Il titolo del lavoro completo sarà reperibile in bibliografia.
  • DISTRIBUZIONE: Viene qui riportata la categoria corologica o, quando necessario, la distribuzione completa dettagliata.
  • NOTE:
  • BIBLIOGRAFIA: Vengono qui elencati in ordine alfabetico e, successivamente, cronologico tutti i lavori citati nel capitoletto.
  • ICONOGRAFIA: Sono riportate le foto comparse sui testi relative alla specie trattata.

In questa stesura sono stati effettuati aggiornamenti sui dati relativi ad esemplari presenti in collezioni private ed è stato aggiunto un elenco delle specie citate in bibliografia per la sponda lombarda.

Elenco delle specie citate in bibliografia o presenti in collezioni per la sponda piemontese (.pdf)

 

CENSIMENTO

Durante l’inverno 2001/2002 si sono effettuate prospezioni su tutta l’area del Parco per poter individuare le zone adatte ad essere monitorate.

Purtroppo ci si è resi conto che , a parte le aree boscate che solitamente non albergano un gran numero di lepidotteri diurni, le zone ecotonali, prative od a brughiera versavano in un cattivissimo stato di conservazione o erano totalmente coltivate con tecniche moderne che comportano il dissodamento annuale dei terreni con conseguente impossibilità all’insediamento di specie legate ad ambienti stabili.

Sono comunque state individuate dodici stazioni ritenute in discreto o buon stato di conservazione:

  • SITO n° 1: Ponte della Torre - Si tratta di una zona a querceto rado ed a brughiera ubicata sulla destra della statale che discende verso il ponte sul Ticino. Il sito è piuttosto danneggiato dal transito delle automobili nel querceto e dall’eccessivo transito di persone.
  • SITO n° 2: Cascina Guzzetta - Tutto attorno a Cascina Guzzetta vi sono parecchi prati mantenuti a sfalcio contornati da bosco fitto. Interessante la presenza di zone ecotonali.
  • SITO n° 3: Cascina Montelame - Poco prima che la strada che da Cascina Montelame porta a Pombia superi la Roggia di Oleggio, sulla sinistra, vi è un accenno di brughiera fortemente inquinato da acacia.
  • SITO n° 4: Zona “Degli Inglesi” - Ampia zona di dosso interessata da un querceto ben conservato con inframezzata brughiera altrettanto in buone condizioni.
  • SITO n° 5: Molino Vecchio - Nei pressi del Molino Vecchio, molto vicino al letto del Ticino, vi è una radura semipaludosa inquinata da acacia che ospita interessanti specie vegetali.
  • SITO n° 6: Lido Margherita - Lungo il corso del Ticino, a Nord del Lido Margherita, vi è una piccola zona di dosso con querceto. Un po’ all’interno vi è anche una piccolissima radura inquinata da acacia.
  • SITO n° 7: Bosco Vedro – Villa Picchetta - Il Bosco Vedro è un’isola, nella quale è vietato l’accesso, trasformata in riserva. La parte maggiore è ricoperta da bosco planiziale fortemente inquinato da essenze alloctone (Acacia) ma vi sono anche zone tenute a prato, alcune brughiere e qualche zona umida. Tutto attorno a Villa Picchetta, sede amministrativa e logistica del Parco, vi sono alcune zone mantenute a prato.
  • SITO n° 8: Candeggio Zucchi - Nei pressi dello stabilimento vi sono alcune zone a prato che sembrano non aver subito l’aratura da parecchio tempo o ex marcite.
  • SITO n° 9: Il Boscaccio - Lungo la pista ciclabile che attraversa il Boscaccio vi è una zona di dosso che presenta una radura ad erica e querce rade.
  • SITO n° 10: Cascina Belvedere - Sul fiume, a valle della Cascina Belvedere, lungo la pista ciclabile, vi è un prato tenuto a sfalcio proprio a fianco di un bar-ristorante.Tutto attorno vi è il bosco.
  • SITO n° 11: La Badiola - Lungo il percorso didattico-naturalistico, ai bordi della lanca vi è qualche piccola zona a prato e poco oltre una zona di dosso a brughiera e bosco rado di quercia.
  • SITO n° 12: Villa Giulia - Forse è la zona più vasta che merita di essere prospettata. Villa Giulia propriamente detta ha parecchi prati e giardini incolti. A nord della villa vi sono tanti prati tenuti a sfalcio o a marcita e verso il Ticino vi è una zona di radura con accenni di brughiera ed un piccolo querceto.

Tutte queste zone, negli anni 2002 – 2003, sono state oggetto di ricerche sistematiche, le osservazioni sui lepidotteri diurni sono proseguite anche nel 2004 e nel 2005, in occasione di prospezioni rivolte ad altre indagini che hanno comunque consentito di osservare le specie presenti.

Elenco sistematico delle specie censite (.pdf)

 

CONCLUSIONI

La situazione storica, relativa alle conoscenze specifiche sull’area in esame, riporta 46 specie di Lepidotteri di cui 14 citate dalla bibliografia e le restanti 32 reperite in collezioni private. È da segnalare che per tre delle specie citate in bibliografia erano state descritte altrettante entità di rango sottospecifico con designazione della località tipica nell’ambito dei confini del Parco.

Esse sono:
Zygaena purpuralis (Brünnich, 1763) var. lombarda Holik, 1914 (Galliate e Cameri)
Melitaea athalia (Rottemburg, 1775) Forma Primaria divergens Rocci, 1931 (Zona tra il Ponte di Turbigo ed il confine meridionale del Parco)
Melitaea britomartis (Assmann, 1847) Forma Primaria melathalia Rocci, 1931 (Zona tra il Ponte di Turbigo ed il confine meridionale del Parco)

Durante i due anni di ricerche la maggior parte dei siti elencati è risultata non essere all’altezza delle aspettative, soltanto la Zona degli Inglesi, Molino Vecchio, Lido Margherita, Bosco Vedro e Villa Giulia hanno dato buoni risultati mentre negli altri abbiamo rinvenuto soltanto specie banali. Al termine dell’indagine sono state censite 65 specie di Lepidotteri Ropaloceri che, aggiunte ad altre 10 riportate nelle note preliminari, fanno assommare a 75 le specie presenti nel Parco, il 52% della totalità delle specie conosciute per la Pianura Padana. La maggior parte delle specie è stata rinvenuta nella zona detta “Degli Inglesi”, nel Bosco Vedro ed a Villa Giulia dove l’ambiente risulta ancora in condizioni passabili anche se è comunque presente un forte inquinamento da parte di essenze vegetali alloctone (Robinia, Prunus). Tutti gli altri siti monitorati non hanno dato buoni risultati, sia per la forte alterazione ambientale che hanno subito, sia per l’estrema ristrettezza dell’area ancora parzialmente in condizioni naturali.

In merito al dettaglio delle specie maggiormente rappresentative degli ambienti padani si osserva che:

Heteropterus morpheus, Lycaena dispar, Satyrium pruni, Apatura ilia, Limenitis camilla e Minois dryas sono ben rappresentate e diffuse nelle tre aree menzionate;

Heteropterus morpheus, Apatura ilia, Limenitis camilla e Minois dryas sono addirittura infestanti in certi periodi;

Limenitis camilla a Bosco Vedro è la specie dominante quando è al culmine del periodo di volo.

Non sono state ritrovate le seguenti specie:

Zerynthia polyxena: raccolta a Cameri da Enrico Gallo il 21/IV/1968 e da Paolo Palmi nel 1986. Pianta nutrice del bruco: Aristolochia sp.;

Brenthis hecate: raccolta a Cameri l’ultima volta nel 1976 e conservata in collezione Palmi. Pianta nutrice del bruco: Filipendula vulgaris;

Melitaea brithomartis: raccolta l’ultima volta a Cameri da Enrico Gallo agli inizi degli anni 70 e determinata senza la dissezione dell’apparato genitale per cui potrebbe anche essersi trattato di qualche esemplare aberrante di Melitaea athalia simile a quelli da noi raccolti al Bosco Vedro e determinati sicuramente per athalia soltanto dopo la dissezione. Piante nutrici del bruco: Plantago media, Veronica sp.;

Boloria selene: raccolta a Cameri in data imprecisata e conservata in collezione Palmi. Piante nutrici del bruco: Viola canina, Viola palustris;

Coenonympha oedippus: raccolta a Cameri l’ultima volta nel 1981 e conservata in collezione Palmi. Piante nutrici del bruco: Poa annua, Poa pratensis, Lolium sp., Carex sp..

Queste specie potrebbero essere diventate estremamente rare od essersi estinte a causa della sempre maggior diminuzione della superficie di territorio adatta alla loro sopravvivenza. Infatti la quasi totalità delle specie di piante nutrici delle larve è presente, talvolta anche in grande quantità, ma ciò che deve essere venuto a mancare è il biotopo favorevole. Riguardo a Zerynthia poyxena , che è molto facile da trovare anche allo stadio larvale, è stata rinvenuta l’Aristolochia nella zona di Lido Margherita ma non è stato visto il lepidottero. Successive ricerche dei bruchi sulla pianta nutrice hanno dato risultati negativi. Si potrebbero ottenere dei miglioramenti all’ambiente favorevole alla presenza delle specie peculiari alla Pianura Padana effettuando la bonifica dei terreni infestati dalle piante alloctone ed acquisendo alcune zone prative da lasciare ad incolto gestito (curando che non crescano piante alloctone e che non prenda sopravvento il bosco) nell’ambito e sul limite delle tre zone più ben conservate. Una volta effettuata la bonifica potrebbe essere possibile il tentativo di reintroduzione di alcune specie quali Zerynthia polyxena, Brenthis hecate, Coenonymha oedippus, Melitaea britomartis e Boloria selene.

 

SUGGERIMENTI DIDATTICI (.pdf)

BIBLIOGRAFIA (.pdf)

   
   
A cura di Emilio Balletto & Luigi A. Cassulo.

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