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MONITORAGGIO DELLA BECCACCIA NEL PARCO DEL TICINO
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La beccaccia Scolopax rusticola è l’unico
limicolo che ha colonizzato un ambiente del tutto differente
da quello utilizzato dalle forme affini, ossia il bosco invece
delle zone umide aperte, mantenendo tuttavia la caratteristica
comune del lungo becco (circa 7 cm) utilizzato per catturare
la piccola fauna invertebrata del suolo, ma riducendo nettamente
la lunghezza delle zampe.
La beccaccia è un uccello migratore che occupa in Eurasia, con
una sola specie, un immenso areale che va dall’Atlantico al Pacifico,
ovviamente negli ambienti idonei di boschi misti, alternati a zone aperte
Il limite settentrionale di nidificazione arriva fin oltre il circolo
polare artico e quello meridionale di svernamento fra l’Africa
settentrionale ad ovest e l’Indocina ad est. In Europa le due zone
di nidificazione e di svernamento si sovrappongono un poco lungo una
fascia che va dalla Francia centrale, all’Italia Settentrionale
e via via verso est attraverso i Balcani e il Caucaso.
Migratore notturno e solitario è assai poco rilevabile in natura
per il suo colore mimetico, le abitudini schive e l’habitat che
frequenta: solo al crepuscolo è possibile vederlo in volo alto
durante i trasferimenti dal bosco alle aree aperte, soprattutto prati
pascolati, dove si ciba prevalentemente di lombrichi. Forse anche per questa comparsa autunnale misteriosa è oggetto
di forte interesse venatorio con l’utilizzo del cane
da ferma. Attività in continua crescita vista la tendenziale
diminuzione di altre specie tradizionalmente cacciabili (es.
lepri e starne).
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Si stima che nella sola
Europa vengano abbattuti non meno di 3-5 milioni di beccacce
all’anno, cifra nella quale l’Italia si inserisce
alla grande con un ordine di grandezza appena inferiore alla
Francia che per il 1998-99 ha calcolato un carniere nazionale
di circa 1.200.000 uccelli. In più i diversi Paesi dell’Europa
hanno differenti tradizioni di caccia alla beccaccia (con il
cane da ferma nelle zone di svernamento ed all’aspetto,
durante la parata nuziale, in quelle di nidificazione), fatto
che causa un prelievo esteso su quasi tutto il ciclo annuale
della Beccaccia. Tale aspetto può rivelarsi pericoloso
per la sua conservazione, in particolare oggi dove la mobilità tra
Paesi diversi e lontani ha facilitato l’estensione di una
caccia "turistica" aggiuntiva assai pesante.
Naturalmente l’interesse suscitato ha favorito la ricerca,
rivolta in particolare alla pressione di caccia, che ha posto
a più riprese interrogativi sulla conservazione della
specie e sul prelievo biologicamente sopportabile. |
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Attualmente sono portati avanti studi che hanno diretto riferimento
gestionale e che sono rivolti alle popolazioni nidificanti e
svernanti, quando cioè le beccacce sono stabili su una
determinata area per prolungati periodi ed in momenti critici.
Vista la difficoltà di rilevamenti a tappeto, in entrambi
i casi si cerca di ottenere indici o almeno dati su campioni
rappresentativi.
Per quanto riguarda le popolazioni nidificanti, si rileva soprattutto
la variazione negli anni della densità di maschi in parata
nuziale (un volo crepuscolare tortuoso sui territori individuali)
e del tasso di occupazione delle aree idonee rilevate con campionamenti “random” in
numero significativo.
Più difficile, ma possibile, stimare il successo riproduttivo
dalla percentuale dei giovani catturati nelle aree di nidificazione,
subito prima dell’inizio delle migrazioni (su soggetti
inanellati e su quelli abbattuti). Il rapporto giovani/adulti
può essere valutato anche su beccacce abbattute durante
le migrazioni o in svernamento, ma le interpretazioni diventano
più complesse vista l’influenza che alcuni parametri
eto-ecologici possono avere sulla diversa distribuzione delle
due classi di età: basti per tutte la constatazione che
gli adulti sono in grado di sfruttare meglio le risorse ambientali
e di allontanare i giovani dai territori più idonei.
Quanto a quelle svernanti, oltre al rilevamento dei carnieri
ed al calcolo di indici cinegetici di abbondanza (numero di beccacce
trovate per giorno da cacciatori specialisti), si comincia a
pensare ad un monitoraggio in siti idonei, a partire da quelli
protetti, che costituiscono il serbatoio di riproduttori per
l’anno successivo.
A questo scopo, ed anche per valutare l’importanza delle
singole aree protette per la conservazione della specie nell’ambito
della biodiversità, è iniziata una cooperazione
fra cacciatori ed istituzioni di protezione. La collaborazione,
oltre a fornire personale qualificato ed appassionato, contribuirà a
riavvicinare due realtà ad oggi separate da profonde incomprensioni.
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In questo contesto il Dipartimento
per lo Studio del Territorio e delle sue Risorse dell’Università di
Genova, in collaborazione con il Club della Beccaccia, ha avviato
contatti con Enti di protezione in vista di una collaborazione
per il monitoraggio. E’ così già partito,
sulla base di un preciso protocollo, il progetto per 6 aree (in
Piemonte, Liguria, Marche, Umbria, Lazio) nelle quali sono effettuati
conteggi, su superfici campione, delle beccacce svernanti (15
dicembre-15 febbraio) da parte di operatori con cane da ferma
specializzato, che abbiano frequentato apposito corso (i cui
contenuti sono stati approvati dall’INFS) e superato il
relativo esame. Osservazioni dirette delle beccacce che compiono
i loro spostamenti crepuscolari si affiancano e completano quelle
suddette.
La porzione Piemontese del Parco del Ticino è fra queste
e dal primo anno di rilevamenti si è osservata un’interessante
presenza di beccacce svernanti. E’ auspicabile che all’iniziativa
se ne affianchino altre, come ad esempio l’inanellamento
(le aree a prato-pascolo adiacenti alla zona ripariale sono particolarmente
idonee alle catture notturne con faro e retino immanicato ),
nonché il rilevamento di eventuali attività serali
di parata nuziale in marzo-aprile: infatti non si può escludere
che qualche soggetto nidifichi nel Parco che è situato
sul margine meridionale dell’area di riproduzione. Tale
ipotesi è suffragata da avvenuti avvistamenti di individui
di beccaccia, nel mese di maggio, nella porzione lombarda del
Parco. |
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| A cura di Silvio Spanò e
Carlo Conte. |
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