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PROGETTO
Negli ultimi anni la popolazione di gamberi ha subito una drastica diminuzione
tanto da farli scomparire in molti corsi d'acqua. In molti ambienti
la causa della scomparsa può essere ricercata nell'inquinamento
industriale, agricolo ed urbano, e nel degrado dei corsi d'acqua
causato dalla canalizzazione e dalle opere di fresatura del fondo
per l'eliminazione della vegetazione. In molti corsi d'acqua della
Valle del Ticino la scomparsa è invece da attribuirsi ad una
malattia: la cosiddetta "peste dei gamberi". Tale malattia è causata
da un fungo l' Aphanomyces astaci che penetra la cuticola degli animali
infettandone il corpo; l'infezione del fungo è facilitata
dall'azione di un altro parassita, simile alla sanguisuga, che riesce
a perforare la cuticola dei gamberi favorendo la penetrazione del
micete. Allo stato attuale solo poche popolazioni si sono salvate
ed e per questo che il Parco ha deciso di studiare un progetto per
la reintroduzione, dove scomparso, e per il ripopolamento del gambero
di fiume.
Il progetto prevede una fase preliminare durante la quale verranno raccolti
tutti i dati occorrenti per uno studio di fattibilità. Tale
studio conterrà un'approfondita indagine storica per determinare
la diffusione nel passato della specie e la data ed i luoghi degli
ultimi ritrovamenti in area Parco. Parallelamente deve essere effettuata
un'indagine ambientale di massima dell'area ipotizzata per il ripopolamento
per accertare la permanenza o meno dei fattori che hanno causato
la rarefazione e per verificare che in questa sussistano le condizioni
minime ed i corretti parametri ambientali per soddisfare le esigenze
biologiche della specie. In particolare devono essere valutate :
- le caratteristiche chimico - fisiche degli habitat acquatici scelti
per il ripopolamento;
- le caratteristiche idrologiche stagionali;
- il tipo di substrato e la composizione delle fitocenosi sommerse;
- la morfologia spondale e la sua copertura vegetale;
- l'estensione dell'habitat idoneo e possibilità di ricolonizzazione
di aree limitrofe a partire dai nuclei di ripopolamento;
- il grado di protezione dei siti di ripopolamento.
Particolare attenzione va dedicata alla comunità animale vivente
nei siti individuati per il rilascio di Austropotamobius. Lo studio di
fattibilità deve comprendere un censimento dei principali gruppi
costituenti la zoocenosi degli ambienti acquatici prescelti, sia riguardo
la fauna vertebrata sia quella invertebrata. Lo status della popolazione
ittica e bentonica deve fornire una chiara indicazione circa le potenzialità alimentari
dei siti oggetto di ripopolamento e deve inoltre indicare la presenza
di specie potenzialmente pericolose per i soggetti rilasciati in ambiente.
Anche le attività antropiche intorno alle aree di ripopolamento
devono essere attentamente censite e valutate, con particolare riguardo
a :
- pressione di pesca;
- pressione di disturbo (transito, attività in corso d'opera,
ecc.);
- prelievi idrici;
- scarichi (anche indiretti);
- attività agro - silvane;
- attività di gestione territoriale e faunistica.
Le aree di reintroduzione verranno identificate nell'ambito del reticolo
idrografico minore della Valle del Ticino con particolare attenzione
agli ambienti di risorgiva. La ricchezza di idrofite sommerse in
tali acque costituirà un requisito ideale per contenere il
fenomeno del cannibalismo a carico delle giovani larve. Gli esemplari
da rilasciare verranno prodotti da uno stock di riproduttori da detenere
in ambiente controllato. Come riproduttori si utilizzeranno individui
adulti provenienti da zone vicinali, valutando la consistenza della
popolazione su cui effettuare il prelievo, lo stato di salute e l'idoneità genetica.
La potenziale area di allevamento è stata individuata in una
piccola risorgiva presente nel comune di Cameri. Il tratto interessato
verrà sbarrato da reti a maglie fini; da questo tratto dovrà essere
asportata la fauna ittica onde evitare la pressione predatoria e
sul fondo verranno posizionati adeguati ricoveri costituiti da mattoni
forati, tubi in P.V.C. di diverso diametro, fascine, ecc.
Il numero minimo di fondatori dovrà essere di almeno 100 individui
adulti, con rapporto maschio - femmina di 1 a 3 a causa della perdita
delle femmine durante l'accoppiamento. L'alimentazione dei fondatori
verrà assicurata con mangimi commerciali ( pellets per trote )
che saranno posti in apposite mangiatoie e che dovranno avere una composizione
media di : acqua 10 %, protidi 50,5 %, lipidi 6,5 %, fibra grezza 1,4
%, ceneri 8,3 %, estratti azotati 33,3 %. Il consumo giornaliero stimato
degli adulti è pari al 3 - 4 % del loro peso vivo. Settimanalmente
andrà controllato lo stato di salute dei fondatori onde individuare
prontamente eventuali stati patologici così da poter intervenire
in modo rapido con adeguati presidi sanitari. Tale indagine potrà far
parte di una ricerca più completa sulla biologia del Gambero di
fiume che potrà fornire valide indicazioni sui futuri interventi
di allevamento dei riproduttori.
Per i ripopolamenti nelle aree ritenute idonee si utilizzeranno giovani
individui di non oltre sei mesi di vita, catturati con apposite nasse.
Il numero di individui da rilasciare verrà calcolato in base
alle capacità di sostentamento dell'ambiente prescelto. Nei
luoghi oggetto di ripopolamento si dovrà procedere ad osservazioni
periodiche per determinare lo sviluppo delle popolazioni impiantate.
Il progetto di ripopolamento e reintroduzione del gambero di fiume
rappresenta uno dei molti interventi previsti dal Parco per la ricostituzione
degli habitat acquatici, il suo successo dipenderà, oltre
che dai fattori ambientali, dal rispetto che i fruitori del Parco
avranno nei confronti di questa specie. Anche se le normative vietano
la cattura del Gambero di fiume solo il senso di responsabilità delle
persone potrà far si che le giovani popolazioni possano crescere
e riprendere la loro funzione nel complesso meccanismo che regola
gli ambienti acquatici.
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