IL PELOBATE FOSCO ITALIANO (Pelobates fuscus insubricus)
Il Pelobate Fosco italiano presenta abitudini notturne ed è fortemente
fossorio. Vive interrato oltre i 50 cm di profondità, rintanato
in un cunicolo, che è in grado di scavarsi grazie alla presenza
di tubercoli metatarsali corneificati. La migrazione verso i punti
di migrazione avviene tra la fine di Marzo e la fine di Aprile,
in coincidenza della prime piogge primaverili. Nella popolazione
interessata dal progetto LIFE, inizio della transmigrazione riproduttiva
sembra coincidere con le prime notti successive all’allagamento
delle risaie. In acqua, le ovature sono agganciate a materiali
di fondo e sono visibili solo immediatamente dopo la deposizione.
Le larve si sviluppano in 80 giorni, raggiungono i 120 mm, con
neometamorfosati lunghi più di 28 mm. Le larve si alimentano
con alghe, residui vegetali, protozoi ed invertebrati in decomposizione;
gli adulti con Coleotteri Carabidae, piccoli Anellidi e piccoli
Gasteropodi terrestri. Le dimensioni medie dei Pelobates adulti
novaresi sono di 44,95 mm nelle femmine e 41,03 mm nei maschi.
IL PROGETTO
L’area d’intervento. I siti del Parco Piemontese della
Valle del Ticino interessati al progetto LIFE, rappresentano l’area
a maggior diffusione del Pelobate fosco italiano. L’area
d’intervento (circa 100 ettari), situata ad una quota media
di 170 m.s.l.m, appartiene amministrativamente al Comune di Cameri
(NO). La rete idrica superficiale è di origine antropica
e attraverso canalette secondarie e terziarie conduce le acque
di irrigazione alle zone coltivate.
I problemi di conservazione. A partire dal 1982 R. Marocco, F.
Andreone e V. Ferri scoprivano la specie in stragni e risaie del
territorio tra la Tenuta Bornago e la Cascina Picchetta, e da allora
scaturirono le iniziative per la conservazione del Pelobate fosco.
Un ventennio di indagini ha permeso di individuare i principali
fattori di minaccia alla specie:
- riduzione progressiva dei siti adatti alla riproduzione: i
principali siti riproduttivi del Pelobate del territorio di
Cameri sono rappresentati
da risaie e dai rispettivi canali di irrigazione. Le scelte agronomiche
degli ultimi dieci anni hanno portato alla drastica riduzione
della superficie coltivata a riso e di conseguenza i bacini
per risaia
sono fortemente diminuiti, addirittura dell’80% nell’Area
oggetto del Progetto tra il 1989 ed il 1999
- aumento della predazione: la riduzione della superficie coltivata
a risaia ha determinato una concentrazione dei predatori (aironi,
cornacchie, bisce d’acqua, ecc.)con incidenza elevata sulle
potenzialità riproduttive residue.
- isolamento della popolazione: le poche decine di località conosciute
di Pelobate fosco italiano sono estremamente localizzate nella
Pianura padano-veneta e completamente isolate l’una dall’altra.
Soltanto in alcune località piemontesi la specie è stata
osservata in siti riproduttivi relativamente vicini tra loro
(Ivrea, basso Torinese, Cameri), ma sempre ad una distanza di
molto superiore
a quella che viene indicata come la massima distanza di spostamento
autonomo possibile (circa 2000 m).
Con il progetto LIFE Natura si è inteso ridurre o eliminare
l’incidenza di tali minacce sulla popolazione del Pelobate
fuscus insubricus di Cameri attuando adeguate azioni di mitigazione. GLI INTERVENTI REALIZZATI
Questo Progetto LIFE Natura ha ottenuto importanti risultati
e si pone tra i più significativi interventi di conservazione
della batracofauna, realizzati in Italia, sia per la ricaduta territoriale
delle diverse azioni di sensibilizzazione sia per l’estensione
in superficie delle azioni di acquisizione e di habitat management.
Il territorio globalmente interessato dalle specifiche azioni
si estende per più di 150 ettari, nell’area dei
Comuni di Cameri, Galliate e Bellinzago Novarese, dove si situano
i limiti
di areale conosciuti della popolazione di Pelobates interessata.
Molto più vasto è l’ambito di ricaduta delle
azioni di sensibilizzazione che a livello di educazione ambientale
e naturalistica hanno raggiunto praticamente tutti i Comuni del Parco
ed a livello di promozione per un sistema agroeconomico eco-compatibile
(grazie all’avvio quasi in contemporanea del Progetto Agricoltura
del Parco) hanno reso consapevoli buona parte dei coltivatori diretti
circostanti la focus area distributiva del Pelobate.
Di fondamentale importanza per la salvaguardia a lungo termine
della specie e degli altri Anfibi sono stati gli acquisti ed
i diritti
d’uso di terreni e siti riproduttivi sia nel Comune di Cameri
(quindi nel punto centrale dell’areale) che in località strategiche
per programmi di reintroduzione. Si tratta di 5 ettari complessivi
a Cameri dei quali i 2/3 destinati a zone umide durature per la riproduzione
e di altri 120 ettari nella parte settentrionale del Parco.
La proprietà di questi terreni permetterà innanzitutto
la gestione diretta della focus area e degli habitat originali di
Pelobates fuscus insubricus e garantirà annualmente idonei
siti riproduttivi.
L’apporto in sicurezza dell’acqua (grazie a monitoraggi
periodici a cura dell’ARPA di Novara) si unisce alla garanzia
del suo mantenimento per tutto il tempo necessario allo sviluppo
larvale e alle altre fasi acquatiche, grazie all’impermeabilizzazione
effettuata con criteri diversi nei siti acquisiti.
Il trasferimento avvenuto nel 2000 della Sede ufficiale del
Parco alla Villa Picchetta, nel cuore della focus area del Pelobate,
ha
permesso di predisporre una strategia complessiva per la gestione
naturalistica a lungo termine dell’intero comprensorio. Per
questo è in avanzato stadio di realizzazione un Piano Esecutivo
destinato alla conservazione di Pelobates fuscus insubricus: prevedendo
il mantenimento delle attuali superfici d’acqua lentica e della
locale risicoltura con metodiche ecocompatibili o di agricoltura
biologica, garantendo la protezione delle residue baragge e di tutte
le fasce boschive di terrazzo, prevedendo la ricostituzione di cortine
arboreo-arbustive lungo tutta la rete irrigua esistente e promuovendo
in generale un sistema agro-economico che possa rispettare le necessità biologiche
del raro anuro.
Per evitare l’uccisione indiscriminata degli Anfibi riproduttori
in trasferimento verso una risaia posta ai lati di una strada ad
alto scorrimento, sono stati realizzati barriere semipermanenti (cioè con
materiali di agevole asportazione) connesse a due tunnel sottostradali.
Prima di questo tratto, nei due sensi di marcia, appositi cartelli
stradali e strisce ottiche sull’asfalto invitano i guidatori
a rallentare ed a porre attenzione agli anfibi in attraversamento.
Durante il Progetto nelle risaie sono stati realizzati camere
di pre allagamento, punti a maggiore profondità e solchi
perimetrali che consentono il mantenimento di zone allagate
anche durante le
asciutte. Questi interventi hanno dato risultati eccellenti sia per
la riuscita riproduttiva delle diverse specie (Bufo viridis, Rana
kl. esculenta, Hyla intermedia e Triturus carnifex) che per la difesa
di individui adulti e larve dall’attacco dei numerosi predatori
(in particolare Ardea cinerea).
Per quanto riguarda il monitoraggio
della popolazione (pdf 1 Mb) lo studio
complessivo ha confermato il vasto range potenziale della e
la capacità colonizzatrice
di questa specie: alcuni esemplari sono stati ritrovati nei nuovi
siti riproduttivi (risaia Zaboina e Laghetto Pelobate) praticamente
appena terminati i lavori di riambientazione ed a molti anni di distanza
dall’ultima presenza d’acqua in queste zone.
Per conoscere la situazione epidemiologica della specie è stato
effettuato un Monitoraggio
Salute (pdf 1,30 Mb). Le analisi microbiologiche sono
state effettuate (presso l’Istituto Zooprofilattico di Brescia)
su un limitato numero di larve di Pelobates e su un campione rappresentativo
di adulti e larve di Bufo bufo, Rana kl. esculenta e Hyla intermedia.
I risultati presentano un primo quadro epidemiologico di queste specie
e provano per ora l’assenza di organismi patogeni.
Un importante risultato del Progetto è stato l’aver
fornito dati sufficienti a risolvere definitivamente la questione
della legittimità tassonomica della sottospecie padana di
Pelobates fuscus. La conoscenza, invece, della vitalità genetica
della popolazione di Cameri, in mancanza di un quantitativo sufficiente
di individui campionati, sarà oggetto di indagine nei prossimi
anni.
Il Parco Piemontese del Ticino garantirà in futuro la
continuazione delle azioni intraprese con il Progetto LIFE nell’ambito
di una generale protezione degli Anfibi e di una crescente sensibilizzazione
della popolazione. |