|
IL PROGETTO
DI REINTRODUZIONE
Nella Valle del Ticino le popolazioni di Emys sono andate via via rarefacendosi
a partire dagli anni '50 sino a raggiungere una densità talmente
bassa da ritenere la specie sull'orlo dell'estinzione. Le cause della
rarefazione non sono ben identificabili; non si hanno notizie di
malattie epidemiche quali quelle imputabili della scomparsa del gambero
di fiume; la caccia per uso alimentare, se pur praticata, non sembra
essere mai stata condotta in modo intensivo, gli ambienti adatti
alla specie sono rimasti pressoché immutati, la qualità delle
acque è sempre rimasta a livelli soddisfacenti anche per le
specie ittiche più sensibili. Non essendo possibile definire
una causa principale per la rarefazione delle popolazioni, si può pensare
ad un insieme di condizioni ambientali sfavorevoli alla specie e
non meglio identificabili, conseguentemente non si può valutare
la persistenza o meno di tali condizioni allo stato attuale.
La qualità degli ambienti acquatici ed il loro grado di protezione
sono indubbiamente migliorati con l'istituzione dei Parchi del Ticino,
tuttavia non si è assistito alla ripresa delle popolazioni di
Emys, al contrario di altre specie, poiché molto probabilmente
le popolazioni esistenti hanno subito una rarefazione e una frammentazione
tali da comprometterne irreversibilmente la dinamica.Non potendo determinare
le cause di estinzione, il progetto di reintroduzione avrà uno
scopo sperimentale che consentirà di verificare l'andamento delle
nuove popolazioni costituite nella vallata del Ticino ed eventualmente
individuare le cause che ostacolano l'espansione della specie e provvedere,
se possibile, alla loro rimozione.
Si ritiene che per un corretto tentativo di reintroduzione di questi
animali nel Parco Piemontese occorra creare molti nuclei, sparsi
sull'intero territorio, formati da giovani individui nati da riproduttori
mantenuti in cattività. Questo consentirebbe di ridurre al
minimo i rischi derivanti da insuccessi legati a condizioni locali
e, nel contempo, assicurerebbe l'acquisizione di un patrimonio genetico
più vasto e diversificato all'interno delle singole popolazioni.
I propaguli iniziali tenderebbero nel tempo ad espandersi ed a collegarsi
con quelli limitrofi ricreando in tal modo una continuità di
presenza della specie sull'intero territorio della vallata del fiume.
Gli individui fondatori saranno reperiti con catture in libertà nel
Parco della Mesola (Fe) che ospita tuttora un'abbondante popolazione
di Emys orbicularis; se l'allevamento avrà successo si restituirà,
con animali nuovi nati, lo stesso numero di esemplari prelevati incrementato
della percentuale di perdita prevista dovuta alla differenza di età.
Si ritiene sufficiente iniziare l'allevamento con dieci coppie di riproduttori
che possono assicurare una buona produzione di giovani con una sufficiente
variabilità genetica. Per l'area di allevamento è stata
scelta la zona del Centro Lontre (Comune di Cameri) in quanto è molto
protetta e già attrezzata. Il recinto delle lontre è costituito
da una doppia recinzione e tra le due reti vi è spazio sufficiente
per la posa delle vasche. Verranno costruiti dieci recintini con
rete metallica, interrata circa 40 cm e sporgente da terra circa
60 cm, contenenti ognuno una bacinella in materiale plastico (diametro
1 m profondità 40 cm) da tenere sempre colma d'acqua. Ogni
recintino, con superficie circa 4 mq, conterrà una sola coppia
di tartarughe. L'intera serie di recintini dovrà avere anche
una copertura con rete anti uccelli.
Una parte del suolo andrà sostituita con terreno sabbioso onde
facilitare la deposizione delle uova e l'interramento invernale degli
adulti. Si provvederà a giorni alterni all'alimentazione dei riproduttori
con piccoli pesci e mangime a base di farina di pesce. Per i ripopolamenti
nelle aree ritenute idonee si utilizzeranno i giovani individui nati
in cattività. Si possono impiegare i giovani appena schiusi oppure
provvedere ad una loro crescita per alcuni mesi prima della liberazione.
I gruppi di giovani da liberare saranno formati da individui provenienti
da coppie diverse. Il numero degli individui formanti il gruppo dipenderà dalla
superficie della zona prescelta.
Successivamente alla fase di immissione, si effettueranno controlli periodici
per determinare l'adattamento dei giovani individui. Negli anni seguenti
si osserverà lo sviluppo della popolazione impiantata nei
singoli siti e si procederà, se necessario, a successivi rilasci
per incrementarne la densità. I giovani individui saranno
marcati prima della liberazione mediante incisione del carapace.
A livello sperimentale si cercheranno inoltre i metodi migliori per
poter marcare gli animali con un trasmettitore in modo da poterne
seguire gli spostamenti.
Attualmente esistono sul mercato sia trasmettitori esterni da ancorare
al carapace, sia trasmettitori interni da impiantare nel corpo dell'animale.
In entrambi i casi occorrerà allevare i giovani individui
sino a che saranno in grado di sopportare il peso del trasmettitore
esterno o di subire un intervento per l'impianto di quello interno.
La reintroduzione di Emys orbicularis si inserisce in un più ampio
contesto di gestione che il Parco del Ticino sta attuando e che tende
ad un generale riequilibro faunistico degli ambienti acquatici; la
ricomparsa della Testuggine palustre potrebbe rappresentare il ritorno
di una tessera del complesso e delicato mosaico rappresentato dagli
abitanti delle nostre acque.
|